Francesco Peroni: “Essere arbitro per gestire le emozioni”

By 17/06/2020News

Sezione di Trieste
Per gli associati della Sezione in riva all’Adriatico, il mese di giugno si è aperto con un piacevole “incontro virtuale” con Francesco Peroni della Sezione di Città di Castello (Perugia), Componente della Commissione nazione per il calcio a 5.
Nonostante le disposizioni restrittive, l’atmosfera della riunione non era diversa dai classici incontri svolti in sede e tutti i partecipanti si sono dimostrati entusiasti di partecipare ed interagire con l’atteso ospite. Oltre agli associati triestini, all’incontro hanno partecipato anche quelli di altre sezioni della regione e il componente del Comitato regionale e referente regionale per il futsal, Gilberto Piva.
Introdotto dal Presidente Gerardo d’Auria, Peroni ha iniziato il suo intervento con una panoramica del movimento del calcio a 5 a livello nazionale, dimostrandone le potenzialità e la costante crescita. Subito dopo, si èperonirivolto ai partecipanti più giovani, facendogli la fatidica domanda sul perché fossero entrati nell’AIA. Il quesito ha subito aperto un piccolo dibattito, dove ognuno ha messo a fuoco i principali benefici indotti dall’essere arbitro, sia a livello di crescita personale, sia di capacità di relazionarsi con gli altri, con l’acquisizione di maggiore sicurezza nei rapporti interpersonali.
A questa domanda, lo stesso Peroni ha dato la sua personale risposta, confermando con alcuni esempi i benefici nel proprio percorso da cui ha usufruito in passato. La discussione è poi proseguita focalizzando l’attenzione sulle emozioni che un arbitro prova nell’essere incaricato a dirigere una gara, dal momento della designazione, fino al fischio finale. L’interrogativo ha nuovamente visto un’appassionata partecipazione giovanile ed ha dato all’ospite lo spunto per un piacevolissimo excursus sulla gestione delle emozioni e sull’importanza del prendere decisioni con immediatezza, anche in situazioni difficili.
Peroni ha sottolineato come essere sempre liberi mentalmente, saper leggere la gara, creare “empatia con il sistema”, riuscire a convincere tutti che si è presa la giusta decisione rappresentano i capisaldi su cui costruire una prestazione di spessore. Infine, il dirigente nazionale ha concluso il suo intervento inquadrando l’arbitraggio nelle situazioni di tutti i giorni, creando ciò che si può definire un “inno al carpe diem”, un’esortazione a non rimandare nulla al domani e ad usare saggiamente il tempo che ognuno ha a disposizione.
L’incontro, molto apprezzato da tutti i partecipanti, si è concluso con l’auspicio da parte degli associati triestini di poter ospitare quanto prima il Componente della CAN5 di persona a Trieste.